Autunno
Splende l’età dell’oro
qui dove ancora
vivono le piante
e ci consolano
Non vorrei più tempeste
dentro il mio bicchiere
ma un tranquillo viaggio quotidiano
con soste in isolette consuete:
nell’ orto e nel giardino,
in camera e in cucina
e all’ ombra sul terrazzo
verso il mare
e nei miei libri
che mi aspettano quieti
ora aperti e ora chiusi.
PIOVE DENTRO LA SIEPE
ORA CHE IL CIELO E’ AZZURRO
E BRILLANO LE FOGLIE
E CANTANO GLI UCCELLI
DELL’ ULTIMO PARADISO.
Oggi un cielo irlandese
risplendente
di nuvole vicine
e di infinito
mi ha fatto compagnia
mentre da sola
curavo senza fretta
le ingenue geometrie
di un orto fazzoletto.
ultime le rondini
sfrecciano il cielo
e tracciano il confine
tra vespero e la notte
e l’ anima che ascolta
mi guida ad altri
e più raccolti gesti.
Specialmente in giugno
amavo andare a lungo
in bicicletta
per certi luoghi
solitari e aperti
ora non posso più:
ci fu un’ ultima volta
ma io non lo sapevo
e ho lasciato
quei luoghi così amati
senza l’ ultimo abbraccio
del commiato.
E’ solo un vecchi muro del mio orto
quello che sto guardando
seduta sotto il melo
ma per formiche,
chiocciole e lucertole
è un mondo intero
e questo breve orto
che con un solo sguardo
abbraccio ogni mattina
un Universo.
Ultime le rondini
Sfrecciano il cielo
E tracciano il confine
Tra vespero e la notte
E l’anima che ascolta
Mi guida ad altri
e più raccolti gesti
A mattutino
pigramente aspetto
che l’ alba poco a poco,
quasi dal nulla,
inventi ancora il mondo
e intanto ascolto
i suoni della vita
che ricomincia ignara
tra gli alberi dell’ orto
ed a compieta,
nel vacuo dormiveglia,
a lungo a lungo
rileggo la mia vita
che poi rivivo in sogno
criptata e alla rinfusa.
Tutto quanto si tace
nel meriggio
e sta come in ascolto
di cose che io non sento;
sento però il silenzio
che dà pace ai pensieri
e all’improvviso annienta
queste umane berriere
dello spazio e del tempo.